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Tutto intorno è ordinato… tutto intorno è troppo stranamente ordinato. Viali che non ho mai visto, marciapiedi larghi, piccole case si susseguono in un armonia di colori, ognuna con un viale, ognuna con un giardino di forme morbide, un’erba appena tagliata che te ne accorgi dall’aria, e linee e cerchi di fiori.

Mi muovo senza guardare avanti e, senza motivo, pedalo sempre più in fretta. Le mie gambe vanno ora vanno velocissime, guardo il manubrio davanti a me tremare, lo sento sotto le mani. La strada è perfetta, in leggera discesa. Il vento sulla faccia si fa sentire, abbasso la testa, le mie gambe vanno sempre più veloci. Ora guardo ai lati, cerco la serenità di prima ma tutto comincia ad essere sfocato, tutto si confonde, tutto è veloce e “indecifrabile”. Credo di aver raggiunto una velocità impossibile, mi sembra di essere in un tunnel: strisce bianche intervallate da sfumature di colori confusi, sovrapposti. Ora voglio pedalare più forte, mi abbasso fino a mettere la testa all’altezza del manubrio, il piede destro perde contatto con il pedale, il sinistro lo segue dopo il contraccolpo. Chiudo gli occhi… forte… fortissimo…. i denti stretti, le gambe larghe a far rotolare liberi i pedali, dura 10 secondi… un minuto… cinque, non lo so. Sento la luce venire meno, l’interno delle palpebre non è più rosso, rallento, lo sento, rallento.

Tutto ora è più fermo… riapro gli occhi… è tutto diverso. Niente case, viale, giardini, ma vecchi e sporchi palazzi, marciapiedi stretti… neri, niente alberi. Non ho paura. Mi rimetto dritto, riconosco ogni cosa, rimetto gli occhi sulla strada, ora è irregolare, la vedo tutta davanti a me, ma non ne vedo la fine. Riprendo i pedali, stringo forte le mani, respiro… l’aria mi invade i polmoni che bruciano. Respiro ancora, ho l’impressione di non farlo da tanto. Vado.



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