giro di boa
ti guardi intorno, cercando un punto che possa attirare la tua attenzione per più di 30 secondi.
Cerchi di concentrarti su qualsiasi cosa, purché sia una distrazione tale da alimentare un pensiero diverso, almeno uno.
I due carabinieri seguono con la testa e con gli occhi la ragazza con la gonna cortissima. Appena passata compare sul loro viso lo stesso identico sorrisetto, di un compiacimento tale che comprendi a pieno la capacità del cervello di elaborare sequenze/immagini anche lunghe in un tempo di 5 passi.
I miei occhi si trasferiscono su una bimba di colore. Oltre che i suoi capelli mi colpisce il suo abbigliamento: pantalone e casacca larghi di colore turchese e grossi fiori neri. Giusto un secondo in più per apprezzarne l’incredibile armonia e guardo i due abbracciati, si baciano.
Mi da un senso di tristezza adesso, noto la shopper griffata dell’ultimo acquisto prima della partenza e cambio direzione. Un ragazzo urla contro i due carabinieri che, di forza, lo trascinano via. Non becco nemmeno una parola e decido che è il momento di fare il biglietto. Non è che mi sia rassegnato al fatto che non vedrò nessun colpo di scena (nessuno si rassegna mai completamente) il mio cervello mi suggerisce di evitare almeno l’ansia (in tanti altri casi sarebbe stata adrenalina) di fare il biglietto all’ultimo minuto.
Sul treno il leggerissimo strappo della partenza stavolta lo percepisco forte. E’ un vuoto allo stomaco uguale a quello che ti da l’aereo nel momento in cui si stacca da terra. Scarto subito l’ipotesi che il treno stia decollando e mi rassegno al fatto che il mio stomaco non farà sconti stasera: pazienza. E’ un viaggio breve come tanti altri, eppure sento benissimo il senso da “giro di boa”. Le cose sono andate esattamente come avevo previsto che è esattamente quello che non volevo. Ripasso la lezione, la verità ti fotte sempre, anche quando non la vuoi vedere… e chiudi gli occhi con tutti le tue forze. Avevo la “mano buona” ma ho detto passo
