Gabbie
Non tutte hanno le sbarre, o muri di cemento alti. Non tutte c’erano già, non tutte hanno i segni di chi ci è stato prima. E’ ovvio: ce ne sono di materiali e di immateriali, di quelle nelle quali non si sceglie di entrare e si oppone resistenza e di quelle invece nelle quali si entra a capo chino rassegnati, a volte addirittura compiaciuti. Di entrambi ne è pieno il mondo. Ci sono quelle “private” che riguardano ognuno di noi, le proprie aspirazioni e i propri limiti o le proprie paure ma non è di queste che voglio parlare, andrebbero considerate gabbie “minori” o quantomeno piccole rispetto ad altre, gigantesche sotto gli occhi di tutti ma allo stesso tempo così poco visibili. Questo mio ragionamento non può non sfiorare (volontariamente “di striscio”) la questione “informazione” e di certo non voglio addentrarmi sui problemi del nostro piccolo paese, che pure sono tanti, ma cercare di proporre una riflessione di carattere più generale, che può essere però applicata, seppur con differenti sfumature, a tante realtà attuali.
Qualche mese fa è stato partorito “Internet for Peace”
“Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone”
E’ l’inizio del manifesto del movimento che candida Internet al premio nobel per la pace vi consiglio di leggerlo tutto, di farvi un giro….magari di aderire.
Il passaggio, a mio parere più significativo del manifesto è questo:
“La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà”
Bene, è chiaro, la tecnologia prima, la “cultura digitale” poi hanno creato le fondamenta. Sta a noi decidere cosa costruirci sopra.
Ne ho letto davvero tanto, mi sono sempre informato/documentato sulla possibilità che internet potesse davvero rappresentare un’opportunità solida e duratura per la circolazione libera delle informazioni. Ho valutato gli aspetti tecnologici prima di tutto, ho valutato/riflettuto su quanto potesse essere plausibile un’attività di tecno-controllo dell’intero sistema, su quanto fossero attuabili limiti e barriere, su quanto ognuno di noi potesse essere davvero libero o addirittura anonimo. Mi sono convinto di una cosa e dell’opposto e mi sono convinto e chiudo (non voglio annoiare nessuno con troppi ragionamenti) che un’opportunità esiste davvero. La chiave di lettura, a mio modestissimo parere, è la dimensione. Internet è una cosa troppo grande, con troppe porte, corridoi, strade, finestre, balconi… per poter sottostare ad un monitoring continuo e infallibile. Inoltre è storicamente dimostrato: per ogni muro tirato su dal team di superespertimatematici ci sarà sempre un quattordicenne svedese in grado di fare una crepa o addirittura di ridurlo a pezzi.
“Liquidato” l’aspetto tecnologico il punto resta l’aspetto socio-culturale. Cosa saremo in grado di costruire su queste fondamenta? Un modo libero… o una gigantesca gabbia?. Voglio essere fiducioso, ma se è vero che “la scelta migliore” passa per “il sapere” dentro di me, a pochi centimetri dalla scritta “Internet for peace”… resta incancellabile “Internet is for porn”. Chi vincerà? Ve lo dico io… il porno senza ombra di dubbio ma mi accontenterei se si arrivasse secondi (i partecipanti sono molto più di due). Perché l’informazione esiste ma siamo poco abituati a cercarla, bastano davvero pochi click per “saperne di più” o per conoscere l’altro punto di vista ma i numeri (perché alla fine è sempre opportuno parlare di numeri) ci dicono che “la scatola con il telecomando vince” e da noi, come tanti altri posti nel mondo, la scatola ci fa sapere poco e male. Prima ancora quindi di “metterci a costruire” qualcosa, sarebbe opportuno che diventassimo almeno muratori di livello base. E’ necessario ritirare fuori dal cassetto (e dai seminari di un pò di anni fa) l’idea di “alfabetizzazione digitale” non più solo come utilizzo dello strumento ma piuttosto come utilizzo “cosciente” dello strumento.
Le cose si sono fatte serie (o se vi piace di più “il gioco è diventato duro”)… e noi?… siamo davvero pronti a giocare?
Chiudo con un link… di quelli che fa bene farsi una navigata a prima mattina…
Global Voice – www.globalvoice.org (versione italiana qui)
1 commento

Il tassello che aggiungo io è un aforisma alla sola luce del quale continuo a lavorare in questo settore:
“L’informatica non riguarda i computer più di quanto l’astronomia riguardi i telescopi”
Edsger Dijkstra, non esattamente l’ultimo dei pirla.